La biodiversità dei Monti della Tolfa

il fiume Mignone
Una passeggiata tra queste colline, che si trovano a due passi da Roma, equivale ad una visita in un museo di storia naturale … è come compiere un viaggio nel nostro passato, alla ricerca degli antichi valori della biodiversità dell’Italia centrale. I Monti della Tolfa sono un esteso territorio del Lazio settentrionale di circa 70.000 ettari che comprendono il basso Viterbese, i Monti Cimini e la costa di Civitavecchia, S.Marinella e Ladispoli. Di questi 70.000 ettari 27.000 appartengono ai Comuni di Tolfa ed Allumiere e ne costituiscono il nucleo centrale. Più precisamente “i Monti della Tolfa” sono delimitati a Sud–ovest dalla costa, a nord-ovest, nord e nord-est dal fiume Mignone e dal suo affluente Lenta, a sud e sud-est dalla campagna di Cerveteri con i suoi due fossi: quello delle Caldare e quello della Mola. I Monti della Tolfa non sono monti, non sono un parco e neppure sono molto conosciuti come una meta turistica: quando l’amico Roberto Gildi, naturalista e birdwatcher, si recò nelle sedi opportune per protestare contro l’ingiustificata distruzione di un chilometro di vegetazione ripariale del fiume Mignone, gli venne risposto che non capivano proprio come mai qualcuno si interessasse alla protezione di questo territorio: “non c’è niente là” gli dissero; la verità è l’esatto contrario, questo ambiente va considerato per la sua biodiversità come uno dei più significativi dell’intero Paese, e certamente il più importante del centro Italia.

una civetta (Athene noctua)
In questo esteso comprensorio di origine vulcanica ancora oggi sono presenti ambienti naturali intatti: ambienti fluviali, ambienti rupestri, steppa, forre, boschi d’alto fusto, macchia mediterranea. La diversificazione di questi ambienti, l’assenza di coltivazioni intensive, la frammentarietà e la limitata estensione degli ambienti antropizzati hanno permesso a questo territorio di mantenere un elevatissimo livello di biodiversità. Sulla Tolfa vivono oltre 130 specie di uccelli, oltre 30 di orchidee e ben 92 di farfalle diurne, qui sono presenti moltissime specie animali anche rare, soprattutto per quanto riguarda gli invertebrati sia terrestri che acquatici: nei bacini del Mignone e del Rio Fiume vivono infatti moltissimi insetti comunemente usati come indicatori ecologici poiché vivono solo in acque poco inquinate: in particolare quelli appartenenti agli ordini degli Efemerotteri, degli Odonati (le libellule) e dei Plecotteri, tra i quali il rarissimo Taeniopteriyx Stankovitchi per cui il fiume Mignone rappresenta l’unica stazione italiana.

Fosso della Neme: l’acqua scava il tufo e crea degli scivoli naturali.
Non mancano gli animali “importanti”: come il lupo, che dall’appennino si sposta qui attraversando i monti Sabatini ma anche grandi rapaci come il Biancone:un’aquila che in primavera arriva qui dall’Africa per riprodursi e specializzata nella caccia ai serpenti che localizza talvolta anche da oltre 500 metri d’altezza. Fino a pochi anni fa qui erano comuni i Capovaccai, piccoli avvoltoi oggi divenuti rarissimi in Europa. Gli ultimi esemplari si riproducevano sulla parete di Ripa Maiale ancora negli anni settanta ma poi il disturbo, la caccia, i bocconi avvelenati, il generale degrado del territorio hanno portato qui la specie all’estinzione. Questa parete inoltre è presa d’assalto dai rocciatori della domenica che attualmente creano danni irreparabili alle coppie di rapaci che vorrebbero riprodursi in primavera. Le pareti rocciose a quote basse sono rare e permettono a specie altrettanto rare come il falco Lanario la riproduzione ma nonostante ciò attualmente vincono le ragioni dei cacciatori e degli arrampicatori su quelle degli ambientalisti …

un’orchidea selvatica.
I Monti della Tolfa, come già si è accennato, a dispetto del nome sono in effetti un ambiente collinare e la cima più elevata, il monte Maggiore, misura appena 633 m sul livello del mare. La maggior parte degli ambienti che nel nostro paese hanno mantenuto un elevato livello di biodiversità sono sulle Alpi e sull’Appennino poiché in passato come oggi le attività umane si sono sviluppate negli ambienti pianeggianti, collinari o al massimo di fondovalle. Come ho sentito dire da qualcuno “le montagne si proteggono da sole!” .. naturalmente con delle importanti eccezioni, vedi ad esempio lo scempio delle piste da sci sopra Pescasseroli in pieno parco Nazionale d’Abruzzo o il progetto dello sventramento dei boschi sul monte Greco poco più in là. In Italia sono rari i territori non montani ancora integri da un punto di vista naturalistico e ciò aggiunge ancora valore a questo luogo. I Monti della Tolfa presentano una grande varietà vegetazionale: quì convivono specie mediterranee con specie proprie balcaniche e continentali europee. Circa la metà del territorio è coperto da boschi: presso Allumiere esiste una faggeta ad una quota molto inferiore rispetto ai normali limiti della specie.

La parete di Ripa Maiale
Presso la cosiddetta Caldara di Manziana, relitto della grande attività vulcanica del passato, esiste un bosco di betulle: queste piante, caratteristiche di climi certamente più freddi di questi, si sono perfettamente adattate all’umidità di questo microclima ed all’acidità del terreno. A Manziana troviamo un bellissimo bosco di 600 ettari di cerro (Quercus Cerris) con piante monumentali alte più di 30 metri e nella stessa zona è presente anche una quercia piuttosto rara: il Farnetto (Quercus Frainetto).In altre zone come nella valle del Rio Fiume la cerreta si unisce a piante mediterranee quali l’Acero minore (Acer monspessulanum) e l’Albero di Giuda (Cercis Siliquastrum), quest’ultimo in primavera si fa notare nel verde generale con il suo colore rosa fuxia. Nelle cerrete esposte a sud ed all’interno del territorio come sul monte Piantangeli troviamo la roverella (Quercus pubescens). Non mancano boschi di castagno anche molto estesi e, sui versanti esposti a nord, altre caducifoglie come il Carpino bianco e l’Orniello.


Calopteryx virgo meridionalis F. (sopra) e M. (sotto)
Sulla Tolfa è ancora presente un residuo di ambiente oramai purtroppo unico nel centro Italia: quello della steppa. Qui in primavera l’Asfodelo colora di bianco grandi distese brulle in altri periodi dell’anno; qui il BirdWatcher può ancora ammirare il volo delle Albanelle e delle Calandre oppure le corse furtive tra i sassi del misterioso Occhione; Un frammento di poche decine di ettari di questo ambiente con tutte le sue specie caratteristiche si è miracolosamente conservato nei pressi del Comune di Civitella Cesi, un paese al centro di una natura ancora selvaggia. Nessun vincolo protezionistico purtroppo è presente su questa zona e più della caccia a minacciare questo residuo di quello che un tempo doveva essere una vastissima steppa è la meccanizzazione dell’agricoltura.

il misterioso Occhione (Burhinus oedicnemus)
Vaste aree occupate da enormi pascoli incolti sono frequentati da mandrie di cavalli, asini e buoi allo stato semibrado. Il bue maremmano è divenuto il simbolo di questo territorio, si tratta di un animale perfettamente adattato a questo ambiente: è molto resistente alle malattie, alla carenza di cibo e di acqua nel caldissimo periodo estivo, i tori possono arrivare a dieci quintali mentre le femmine non superano gli otto. Questo discendente diretto del primitivo Uro selvatico, un bestione alto due metri al garrese giunto in Europa dall’Asia nel terziario, a tutti gli effetti ha mantenuto la dignità ed il comportamento di un vero e proprio animale selvatico: le femmine partoriscono senza l’aiuto dell’uomo, in seguito nascondono il vitello nella boscaglia durante il pascolo e di tanto in tanto lo raggiungono e lo allattano, né più ne meno di quanto fanno gli erbivori nella savana africana, dove però convivono con i leoni. Esiste una serie di regole da rispettare quando, passeggiando da queste parti, si incontrano questi animali: non guardarli negli occhi, non cambiare direzione all’improvviso, non mostrare comportamenti nervosi oppure aggressivi … ma, se proprio con l’intenzione di evitarli, inavvertitamente vi dirigete verso il vitello nascosto tra la vegetazione, sono guai seri … comunque, il brivido dell’incontro ravvicinato con questi grandi animali non fa che aumentare l’emozione di una lunga passeggiata tra queste colline, magari nel mese di marzo, quando tutto è verde e la natura si prepara ad esplodere.

rana rossa (Rana temporaria)
A questo punto sarebbe lecito domandarsi come mai, se è vero tutto questo, I Monti della Tolfa non sono un Parco Nazionale e non godono di un adeguato livello di protezione, come mai qui le aree vincolate sono limitate e scollegate e soprattutto la sorveglianza è del tutto insufficiente. Come mai?

un rospo comune (Bufo bufo), sorpreso all’alba.
Sarebbe logico aspettarsi che la biodiversità fosse il parametro da considerare quando si ipotizza la protezione di un territorio ma noi viviamo in un paese che spesso non si comporta secondo la logica. Altre sono le questioni che portano a vincolare un’area: prevalgono gli interessi di pochi oppure si preferisce, magari per combattere con strumenti più importanti il fenomeno dell’abusivismo edilizio, creare parchi suburbani dove sono presenti coltivazioni intensive e si fa uso di diserbanti, zone dove di verde c’è solo il colore e dove non vola un insetto; di conseguenza, poichè non si può vincolare più di una certa percentuale del territorio, si lascia la Tolfa nelle mani dei cacciatori, bracconieri, rocciatori, abusivisti, fuoristradisti, ecc. ecc. Diverse volte, durante le mie escursioni, ho incontrato anche gruppi di persone in tenuta mimetica, divise e fucili che qui giocano alla guerra e che si sparano vicendevolmente migliaia di pallini di plastica, che poi vengono abbandonati sul terreno…

una biscia a caccia di girini (Natrix natrix).
Certamente la politica del divieto non è quella che paga, la strada da intraprendere è invece quella della conoscenza, della diffusione delle informazioni soprattutto presso le giovani generazioni locali. Occorre spiegare che la salvaguardia dei valori naturalistici di un territorio sono l’investimento verso una nuova economia sostenibile, verso la creazione di veri e stabili posti di lavoro; questa non è fantasia ma realtà anche in Italia, ad esempio nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

un’altra civetta (Athene noctua).
La salvaguardia della biodiversità, intesa come varietà delle forme viventi, è oggi considerata il motore di ogni forma di azione protezionistica che miri alla tutela del patrimonio ambientale. Solo attraverso la conservazione integrale della ricchezza delle forme viventi, in una determinata area geografica, è possibile mantenere integra e vitale la complessa rete di relazioni che le lega, l’unica che possa fornire delle concrete garanzie sulla stabilità nel tempo di tali interazioni. In questo senso, quindi, diviene particolarmente importante la scoperta, la valorizzazione e la salvaguardia di quelle aree di particolare rilevanza dal punto di vista della biodiversità, in cui massima è la concentrazione di specie animali e vegetali.

una Ghiandaia marina (Coracias garrulus) che si mimetizza con il cielo, in attesa di piombare su qualche preda
In una società basata sull’immagine, in cui solo quello che è possibile “vedere”, fosse anche solo nello schermo di un televisore o in un monitor di un computer, esiste ed acquista rilevanza, riuscire a far comprendere l’importanza e la ricchezza di tale inestimabile patrimonio naturale è fondamentale quanto difenderlo con atti concreti.
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Michele Arcella m.arcella@awn.it

05 Feb 2008 Sogno

Ottimo articolo Michele. Di molte cose di cui parli non ne ero a conoscenza.
Grazie mille.
Ciao
Bellissimo articolo, frequento i monti della Tolfa dagli anni ‘60 e la mia tesi di Laurea, nel 1973, e’ stata: “Assetto urbanistico e pianificazione territoriale del Parco Regionale dei Monti della Tolfa”. Ricordo le escursioni, insieme al botanico L.Contoli del CNR, alla ricerca della felce “Osmunda regalis” lungo il fosso Bicione e gli appostamenti su’ alla Bianca di Allumiere, per fotografare il Capovaccaio.
Davvero un articolo molto bello e ben supportato fotograficamente parlando.
Complimenti!
Ringrazio tutti per i commenti e giro quì quello che mi ha scritto l’amico Roberto:
Ti ringrazio per quello che hai scritto: il comprensorio dei Monti della Tolfa , che frequento da più di 20 anni, è il posto a cui sono più legato e per questo motivo spero che un giorno ci sia un tipo di tutela che lo difenda e lo valorizzi.
Oggi possiamo accontentarci della ZPS e del SIC (..nonchè dell’IBA) ..tutti buoni propositi che però perdono di importanza se non c’è un controllo del territorio da parte sia delle autorità preposte ( ..e in genere sono un po’ latitanti) o anche dei semplici appassionati come molti di noi che con la loro presenza possono prevenire atti distruttivi irrimediabili…
Roberto Gildi
http://www.libridinatura.it
Bravo Michele! Le tue parole sono una ventata di speranza e ottimismo per tutti quelli che come me percorrono in largo e in lungo il nostro splendido Appennino. Troppe volte durante le mie escursioni sono rimasto inorridito da strade abusive, piloni, villette, ma ,mai tanto quanto la visione dell’ignoranza che spesso i “locali” hanno verso le proprie vere risorse: la biodiversità dei loro luoghi. La Natura non è uno sfondo per i nostri “giochi” edilizi, cicloautomobilistici o ricreativi, ma una Madre con cui tutti dobbiamo presto imparare a dialogare. Nel silenzio di chi sa cos’è il rispetto per la Vita