Giancarlo Mancori
Un ragazzo gioca sulle rive del Tevere : guarda i gabbiani che planano alla ricerca di un pesciolino, vede i pesci che nuotano ignari e assiste al ciclo spesso crudele, ma sempre affascinante della natura. Vorrebbe fermare quelle immagini e magari vorrebbe fermare anche lo splendore effimero di quell’acqua ancora trasparente e di quell’aria pulita. Il ragazzo è nato ed abita nell’antico quartiere di Testaccio, si chiama Giancarlo Mancori, e vorrebbe apprendere quell’arte di ‘fermare il tempo’: è un’arte in cui un giorno eccellerà.
I suoi lo accontentano, lo mettono ‘a bottega’ dal Maestro Cesare Picca (il più famoso fotografo pubblicitario degli anni 50) dove impara le basi della fotografia lavorando in camera oscura. Il ragazzo cresce negli ambienti artistici romani frequentando i pittori, fotografando le loro opere, i loro studi ritraendoli e il suo sogno infantile comincia a farsi realtà: ora impara a fermare il tempo, a fissare le immagini e le emozioni, e studia anche la difficile tecnica di armonizzare i rapporti di equilibrio compositivo con il contenuto e l’espressione.
Roma intanto cambia, il Tevere non è più trasparente, l’aria si appesantisce ed egli coglie al volo l’occasione di un lavoro a Frascati dove la natura è ancora intatta. Gli viene offerto di impegnarsi come fotografo nel mondo della scienza. Il giovane Mancori inizia a lavorare con curiosità e interesse tra importanti centri come l’ESRIN. Il CNEN (ora ENEA), l’ASI (ex ESRIN) e l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) dove fotografa esperimenti scientifici per diversi anni. Comincerà poi a collaborare con la FEAL milanese, occupandosi di fotografia d’architettura.
Verso il ’70 diventa il responsabile dell’immagine internazionale della Massey-Ferguson che produce macchine per il ‘movimento terra’. Questo nuovo incarico gli consente di girare il mondo e ritrovare quei valori essenziali e mai dimenticati della natura, che aveva incominciato a scoprire là sul Tevere quand’era ragazzo.
La prima mostra risale al 1976. Alcuni dei suoi lavori sono conservati presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma. Nel 1979 Piero Berengo Gardin lo segnala sul Bolaffi, e Arturo C. Quintavalle inserisce tre suoi lavori nella ‘Enciclopedia pratica per fotografare’ fratelli Fabbri editori.
Giancarlo Mancori scopre e approfondisce le nuove possibilità del digitale, iniziando a percorrere la strada della fotografia naturalistica. Diventa socio dell’AFNI (associazione fotografi naturalisti italiani) e inizia a collaborare con il WWF Italia. Il cammino percorso da Mancori, un cammino impegnato e ostinato che emerge anche nei suoi più recenti lavori, la sua capacità narrativa perfino in quella interpretazione della natura che tocca la fiaba e la poesia, ci aiutano a valicare il confine tra l’immagine statica e un rapporto più profondo con la natura, come se entrassimo anche noi in un Paese ‘al di là dello Specchio’.
E questo accade in modo speciale tanto più dove è minore la presenza dell’uomo e dove la natura domina incontrastata.
( Queste note biografiche sono state scritte da Mirella Delfini)
04 Feb 2010 Claudia Camilletti
